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Psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica

Dizionario di counseling e di psicoanalisi laica

Alessandro Guidi, Giuseppe Ricca

editore: Clinamen

pagine: 246

Questo Dizionario in una forma completamente riveduta ed ampliata
35,00 31,50

«...e divento sempre più vecchio». Jung, Freud, la psicologia del profondo e l'invecchiamento

Alberto Spagnoli

editore: Bollati Boringhieri

pagine: 188

«Della salute non mi posso lamentare e divento sempre più vecchio» scrive l'ottantenne Jung alla fine di una lettera a un suo
17,00 14,45

Adolescenza zero. Hikikomori, cutters, ADHD e la crescita negata

Laura Pigozzi

editore: Nottetempo

pagine: 252

Attraverso l'analisi di fenomeni estremi come quelli che riguardano gli hikikomori, ragazzi reclusi in casa, o le cutters, gio
17,00 14,45

Erotismo e aggressività nei disturbi gravi di personalità

Otto F. Kernberg

editore: Cortina Raffaello

pagine: 361

In questo suo ultimo lavoro, Otto Kernberg, tra i più autorevoli psicoanalisti contemporanei, riflette sul contributo della ps
29,50 25,08

Freud. Sette lezioni sulla psicoanalisi

Vittorino Andreoli

editore: Marsilio

pagine: 126

Lo psichiatra che più di tutti ha esplorato e descritto le contraddizioni del mondo moderno affronta una nuova sfida: un «viag
15,00 12,75

La dinamica della cura. Pulsione, rimozione, ripetizione

Jean-Paul Hiltenbrand

editore: Mimesis

pagine: 130

Questo libro è composto dalle trascrizioni di alcuni Seminari tenuti da Jean-Paul Hiltenbrand a Milano per gli allievi del Lab
12,00 10,20

C'è dell'altro. Saggi su psicoanalisi e religione

Julia Kristeva

editore: Vita e Pensiero

pagine: 156

Nuove malattie dell'anima, derive nazionalistiche e rifiuto dello straniero, secolarizzazione del pensiero e radicalizzazione
14,00 12,60

Dalla psichiatria alla psicoanalisi. Per una pratica terapeutica gentile

Mauro Manica

editore: Franco Angeli

pagine: 200

Il testo prende le mosse dagli esordi di un percorso personale e considera il contributo che una prospettiva psicoanalitica ha
27,00

La psicoanalisi, Postumano

N.63-64

editore: Astrolabio Ubaldini

Lacan a Lovanio   13 ottobre 1972, Università Cattolica di Lovanio. La Grande Rotonde, l'Aula Magna dell'Alma Mater, era gremita. Per l'occasione Lacan dà prova di una grande maestria, nonostante un imprevisto che avrebbe potuto turbare lo svolgimento dell'incontro e che invece Lacan seppe utilizzare a fini strettamente analitici. Senza dubbio molti lettori hanno visto questa conferenza poiché venne ripresa dalla televisione belga, il cui filmato finirà poi su Internet. All'epoca Lacan era venuto più volte in Belgio. A Lovanio, in primis, dove l'Università si era fatta apprezzare, tra l'altro, per due importanti indirizzi, uno in teologia, essendo stata la sede di quel rinnovamento che porta il nome di neotomismo, l'altro in filosofia, dove la fenomenologia aveva un campo fertile dopo che Herman van Breda era riuscito a portarvi dalla Germania gli scritti di Husserl, salvandoli così dalla distruzione della guerra. Certamente per Lacan c'era un altro motivo per venire in Belgio, per lui molto più impellente. A partire dalla sua Propostadove aveva instaurato la passe, Lacan si era trovato in Francia a fronteggiare una sorta di fronda, capeggiata da Piera Aulagnier, Valabrega e Perrier, che avevano costituito nel 1969 il cosiddetto Quatrième groupe . L'Ecole belge de psychanalyse, pur essendo autonoma, si trovava in quel momento in una specie di via di mezzo tra l'adesione alle tesi del nuovo gruppo psicoanalitico e la fedeltà alle tesi promosse da Lacan nell'Ecole freudienne. Le cose si chiariranno solo qualche anno dopo al momento della dissolution dell'Ecole freudienne. Solo un numero ristretto di membri dell'Ecole belge seguirà infatti la strada indicata da Lacan per approdare all'Ecole de la Cause freudienne, la nuova Scuola istituita da Jacques-Alain Miller e adottata da Lacan. Il giorno del suo intervento alla Grande Rotonde, io mi trovavo, per utilizzare l'espressione di Lacan, "in periferia", ossia sui gradini più alti dell'Aula Magna, e solo nell' après-coup mi resi conto dello sforzo che Lacan aveva dovuto fare per cercare di mantenere vivo, in Belgio, il suo insegnamento. L'incontro di cui stiamo parlando è forse, di tutti questi momenti, il più importante. Come ricorda egli stesso, Lacan non aveva preparato il suo intervento. Prima della conferenza si era intrattenuto per diverse ore con una trentina di noi giovani e aveva cercato di comprendere in questo incontro quale sarebbe stato il suo uditorio. Come possiamo notare in situazioni simili, anche in questo caso Lacan inizia presentando il suo insegnamento in modo piuttosto semplice e in uno stile colloquiale. Egli non si accinge a presentare un compendio, ma, direi, illustra i punti salienti del suo insegnamento in funzione del suo uditorio. Anche in questa occasione Lacan ricorre a questa sua modalità. Dopo aver nominato i suoi ospiti, ambedue membri anche della sua Scuola, il professor Jacques Schotte, illustre fenomenologo, e il professor Antoon Vergote, punto di riferimento della psicologia religiosa, Lacan parte dalla comunicazione. La comunicazione fa ridere, dice. Proprio come quella comunicazione di cui parla altrove, a partire dal grafo, tra la madre e il bambino che ride. Cosa che gli permette di andare al di là. Dopo un breve accenno ai suoi anni di insegnamento, Lacan precisa alcuni aspetti che chiamerei di politica psicoanalitica. Meraviglia una sua prima affermazione: se lo si accusa di fare una psicoanalisi intellettualista il motivo risiederebbe nell'essere andato via dalla cosiddetta società psicoanalitica internazionale. E qui, egli rivela un pezzo di storia sconosciuta ai più: non era stata sua intenzione di andarsene, ma si era trovato a seguire un movimento in cui una persona - sicuramente, senza nominarlo, fa riferimento a Daniel Lagache, analista e universitario, e per lungo tempo suo grande amico - senza troppa considerazione aveva optato per dare delle dimissioni dall'Internazionale freudiana, sebbene qualche tempo dopo, in fretta e furia vi avesse fatto ritorno. Per contro non vi fece ritorno Lacan, il quale, nel suo intervento di Lovanio almeno, trova parole amichevoli per qualcuno che, altrove, dice di aver gaché, danneggiato, la psicoanalisi. Dopo questo richiamo di natura politica, sicuramente indirizzato ai suoi ospiti, Lacan riprende la tematica della psicoanalisi. La psicoanalisi è un discorso e, in quanto tale, e uno dei legami sociali, come egli aveva ampiamente illustrato qualche anno prima nel seminario Il rovescio della psicoanalisi. È un pleonasmo dire che l'essere umano è un essere parlante, poiché è per il fatto di parlare che egli si crede di essere. Inoltre, proprio perché abita il linguaggio, anche quando è solo, continua a parlare. Insomma, non è mai solo, anche quando vive in solitario. E non è che egli pensa con il linguaggio, ma è il linguaggio che pensa con il suo corpo di vivente, contrariamente a quanto affermava Aristotele per il quale si pensa con la propria anima. E se ci sono altri animali sociali non lo sono a causa del linguaggio ma a causa di qualcosa che chiamiamo istinto. Riprendendo i suoi quattro discorsi, Lacan indica il cambiamento che vi si sono operati. Si parte dal discorso del dominus, il quale ha un potere ma non ha bisogno di sapere nulla. Quando invece il sapere ha avuto accesso al potere, allora è avvenuta una vera e propria rivoluzione. Lacan si dilunga su questo discorso poiché è quello dominante in tutti coloro che lo stavano ascoltando e che, volenti o nolenti, si aspettano qualcosa dal potere che viene dal fatto che il sapere occupa il posto dominante. Il sapere che si è dato il potere è affare del magister, del pedagogo, del pedante, o dello schiavo antico o del servo hegeliano. Ora costoro abitano le università, la magistratura, altrove, egli la dice, la burocrazia. Ma la cosa non si è fermata lì. E Lacan ricorda che almeno una persona, ossia lui stesso, ci aveva messo uno zampino perché la cosa non si fermasse e continuasse a girare dato che ci sono dei piccoli segni che la cosa non continua più a funzionare tanto bene. Come si vede egli punta a introdurre il discorso analitico. E lo introduce non già a partire dal sapere, ma a partire dalla vita e dalla morte. Non già però dalla vita e dalla morte come semplici concetti, poiché concerne qualcosa che gode o che soffre, e che ha un corpo. Tutto questo sembrerebbe bastare, ma non basta. Perché bisogna fare ritorno al sapere, a quel sapere che ci governa e che resta completamente in sospeso. Sapere che non è scienza, ma è un sapere che si trasmette tuttavia tramite la parola. Questo sapere provoca verso colui che è supposto esserne il riferimento un vero amore, e non già un amore di seconda mano. Eppure anche costui, o meglio costoro, ossia gli psicoanalisti, possono credere di non saperne niente, ma qui si sbagliano dato che ne sanno qualcosa, solo che, proprio come per l’inconscio di cui è l’esatta definizione, non sanno che lo sanno. In gioco, si tratta quindi del sapere, ma un sapere diverso da quello hegeliano che è senza faglia e che serve a giocare a rimpiattino tra il signore e il servo. A questo punto, come è avvenuto all'inizio della psicoanalisi, un altro personaggio entra in scena. L'isterica. È lei a indicare, di nuovo, la direzione. Come a Freud aveva indicato la via del senso. Ora l'isterica indica un'altra via, guidata com'è dal filo d'oro del godimento. È decifrando questa via che Lacan, Freud alla mano, arriva a forgiare l'oggetto a. Le successive riflessioni di Lacan precisano in che cosa ogni comportamento umano è una difesa contro il godimento, il quale, una volta desertificato il corpo, rimane comunque ancorato ai suoi bordi. Ora, è proprio il godimento come supporto che spinge Freud a elaborare la teoria dell'energia sul modo della fisica moderna. Percorso che Lacan non disdegna affatto sebbene in questo suo intervento non utilizzi il termine che aveva pronunciato, poche volte a dire il vero, qualche anno prima: entropia. Non potrebbe essere l'entropia una tappa ineludibile nella demitizzazione della psicoanalisi? Dopo la ripresa che Lacan fa dell' Ich freudiano e della Spaltung e le sue riflessioni sul linguaggio, la conferenza di Lacan è interrotta platealmente da un giovane. Lacan tutto sommato non si scompone e si mette a dialogare con lui. L'uditorio si trova, così, senza preavviso, in uno scenario diverso, che Lacan orienta in modo tale che agli astanti sembra essere a una delle sue presentazione di malati. Il rispetto di Lacan verso il giovane è assoluto. Puntualizza tuttavia il suo discorso facendo emergere i punti salienti. E da lì impartisce una lezione di clinica psicoanalitica rispetto alle diverse strutture e constata che in fondo si tratta di giostrare tra due modalità di delirio, una che punto alla Gesuralemme celeste e l'altra alla realizzazione del discorso della scienza, cosa di cui, Lacan non fa, qui come altre, che indicarne, al di là dei pregi, i gravi pericoli che esso comporta. Nello status quaestionis di questo disagio della civiltà, che andrà sempre più accentuandosi, Lacan ricorda tuttavia che si è inaugurato qualcosa che si definisce tramite la funzione dell'analista. "Un analista è colui che si può permettere, che osa permettersi di mettersi rispetto al soggetto – al soggetto effettivamente più o meno impazzito da quella straordinaria condizione umana di abitare il linguaggio – in posizione di causa del desiderio".   Questo numero de La Psicoanalisi riporta, tra l'altro, gli interventi del Convegno sul Postumano organizzato dai nostri Colleghi di Napoli.
22,00 18,70

Otto Fenichel. Psicoanalisi, metodo e storia. Antologia di opere scelte

Alberto Angelini

editore: Alpes Italia

pagine: 265

Questa antologia delle opere di Otto Fenichel (1898-1946) contiene lavori editi sia in Europa, sia negli Stati Uniti, dov'egli
22,00 18,70

Tra seduzione e ispirazione: l'uomo (1992-1999)

Jean Laplanche

editore: Mimesis

pagine: 294

Perché reintrodurre il vecchio termine di ispirazione, che risale al romanticismo tedesco? Perché "il suo soggetto non è 'il'
22,00 18,70

Jacques Lacan, passato presente. Un dialogo

Alain Badiou, Elisabeth Roudinesco

editore: Mimesis

pagine: 112

Alain Badiou ed Élisabeth Roudinesco, due intellettuali profondamente differenti per formazione e per il modo di interpretare
10,00 8,50

La notte del Getsemani

Massimo Recalcati

editore: Einaudi

pagine: 84

Secondo il racconto dei Vangeli, Gesù, dopo l'Ultima Cena, si ritira nei pressi di un piccolo campo poco fuori Gerusalemme: è
14,00 11,90

Alimentare il desiderio. Il trattamento istituzionale dei disturbi dell'alimentazione

a cura di M. Recalcati, M. A. Rugo

editore: Cortina Raffaello

pagine: 376

Obiettivo del volume è presentare il caso grave nel contesto della clinica dei disturbi dell'alimentazione (DA), considerandol
28,00 23,80

A ciascuno la sua relazione. Psicoanalisi e fenomenologia nella pratica clinica

Nicolò Terminio

editore: Alpes

pagine: 112

Il libro scritto da Nicolò Terminio attraversa il confine tra modelli teorico-clinici diversi ricavandone strumenti utili alla
14,00 11,90

La psicoanalisi. Letteratura e letterarietà

n.62

editore: Astrolabio Ubaldini

pagine: 300

Questo numero de La Psicoanalisi ha sulla copertina una foto di Judith Miller, figlia di Jacques Lacan. Judith ci ha lasciati nella notte tra il 6 e il 7 dicembre scorso. Abbiamo pensato di ricordarla dedicandole questo numero. Il lettore vi troverà un suo testo dal titolo Scientismo, rovina della scienza. Eric Laurent, che riprende il testo, mostra in che modo Judith sia stata capace di rivelarsi una valida guida alla lettura di Lacan. Inoltre questo numero riporta la giornata di studio tenuta al Centre Saint Louis dell'Ambasciata di Francia presso la Santa Sede. La giornata, organizzata dall'Università di Palermo in collaborazione con l'Istituto freudiano, ha avuto come titolo Letteratura e letterarietà in Jacques Lacan. Il lettore troverà interventi su Joyce, Althusser e Derrida, Raymond Queneau, Antonin Artaud, André Gide, perfino un intervento sulla Dolce Vita di Fellini, inoltre un testo sull'origine della lirica europea e un altro sul pronome 'Tu'. L'articolo di J.-A. Miller ripreso dal volume L'orgeuil de la littérature(Genève) pubblicato in onore di Roger Dragonetti completa questi testi riuniti come in un florilegio.   Veniamo ora al brevissimo testo di Lacan del 22 ottobre 1978. Jacques-Alain Miller spiega, nel corso 2007-2008 del suo Orientamento lacaniano, l'origine di questo breve scritto. Egli aveva chiesto a diverse persone una testimonianza di quanto era stato fatto nel Dipartimento di Psicoanalisi dell'Università di Parigi VIII. Naturalmente l'aveva chiesto anche a Lacan. Lacan aveva preso un foglio e aveva vergato qualche breve frase, lasciando poi che J.-A. Miller completasse la parte dove vengono elencati gli apporti sorti in quattro anni di insegnamento. Lacan parte dai quattro discorsi. Fa riferimento dunque al discorso del padrone, al discorso dell'universitario, al discorso dell'isterica e al discorso dell'analista. Ora, solo quest'ultimo, afferma, non si prende per la verità. Per questo motivo sarebbe opportuno che fosse lui a dominare. Purtroppo il discorso dell'analista esclude, di per sé, ogni dominio e potere. Perché? Per il fatto che il discorso dell'analista non si appoggia sul significante. Quindi "non insegna niente. Non ha niente di universale: proprio per questo non è materia di insegnamento". Allora, "come fare a insegnare quello che non si insegna?", si domanda Lacan. "Ecco dove Freud ha mosso i primi passi", continua. E conclude: Freud "ha considerato che tutto è sogno e che tutti (se è consentita una tale espressione), tutti sono folli, ossia deliranti". L'universale affonda le sue radici nel sapere. Ma il sapere sa distinguersi forse dalla credenza? Chi è veramente bravo da riuscire a separare il sapere dalla credenza? Ora, della credenza, almeno di quella, tutti ne sono imbevuti. Proprio come tutti i folli, appunto. Tutto ciò è dimostrato nel primo passo che, rispetto all'universale, fa l'insegnamento. Ma il secondo passo, ossia quello fatto dall'insegnamento rispetto al particolare, occorre dimostrarlo, dice Lacan. E' quello che egli fa dopo aver modulato, per non cadere in contraddizione, il suo 'tutti' nel suo inciso messo tra parentesi, ricorda J.-A. Miller. Il particolare, dunque. Ossia, in termini analitici, l'oggetto. Lacan dice che "qualunque oggetto è buono [sebbene] si presenti sempre male". Certo, dopo il bombardamento che il capitalismo ci propina tramite i media, non ci troviamo forse con una profusione di oggetti simil-oggetto a, come si direbbe simil-pelle? A dire il vero, capitalismo o no, basterebbe il fantasma per constatare che vediamo il mondo attraverso un prisma, il quale ce lo fa vedere - strutturalmente - in modo deformato. Così anche nel particolare ci troviamo a fare i conti con la credenza - delirante, anche qui. Non c'è dunque solo la credenza delirante per gli ideali, per quanto altisonanti essi siano. C'è anche la credenza delirante per il plusgodere. Credenza delirante che ha gamme cangianti, che vanno dagli oggetti futili del capitalismo all'oggetto della sublimazione, all'oggetto degno di amore (o di odio), ma anche a quell'oggetto che uno psicoanalizzante scova nel suo cammino: sinthomo, lo chiama Lacan.
22,00 18,70

Del sesso

a cura di M. Farinelli, S. Riccardi

editore: Mimesis

pagine: 198

La sessualità ha avuto, sin dalle origini, un posto di assoluta centralità e preminenza in psicoanalisi tanto da portare lo st
15,00 12,75

Psicoanalisi per tutti. Parole e concetti comprensibili per i non addetti ai lavori

Sandro Panizza

editore: Alpes

pagine: 129

Questo libro parla di psicoanalisi ai non addetti ai lavori, in modo chiaro, senza banalizzare un metodo terapeutico complesso
11,00 9,35

Psicoterapia esistenziale

Irvin D. Yalom

editore: Neri Pozza

pagine: 638

Nel 1892 Sigmund Freud trattò con successo il caso di una giovane donna che soffriva di difficoltà deambulatorie psicogenetich
20,00 17,00

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