La Biblioteca di Vivarium
Tutti i libri editi da La Biblioteca di Vivarium
Nella trappola della violenza
Donne vittime di maltrattamento
Gabriella Ferraro Bologna
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 124
Questo libro offre la testimonianza, attraverso una raccolta di ricordi autobiografici, del lavoro di psicologa che Gabriella Ferraro Bologna ha compiuto con donne maltrattate. In qualità di psicologa e operatrice nel sociale per circa trent’anni, l’autrice ha conosciuto il fenomeno della violenza sulle donne direttamente dalle vittime, cioè le persone più competenti riguardo questo tema drammatico.Nello scrivere questo testo si è subito resa conto di non riuscire a separare l’esperienza professionale da quella personale ed emotiva, ma l’emotività, debitamente controllata dalla professionalità, è stata un aiuto e non un intralcio. Proprio questo intreccio ha dato luogo alle lettere qui riportate, che l’autrice ha scritto e non ha mai consegnato alle numerose donne incontrate negli anni.Le lettere sono state lo spunto per introdurre le tematiche tratteggiate nel libro, da cui traspare chiaramente che per uscire dalle situazioni dolorose è necessaria la relazione interpersonale, purché essa sia “di qualità” ed empatica.
Le forme del male
Comprensione e cura
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 385
Dietro il male che siamo chiamati a curare, non raramente, c’è qualcosa che rasenta il confine dell’umanamente tollerabile, per entrare nell’esperienza della devastazione psicologica, somatica, relazionale: ciò che abbiamo imparato a chiamare trauma. A volte i pazienti ci portano un “male” che non appare legato a eventi traumatici: si tratta di persone per le quali si può parlare invece di micro-traumi, cioè di situazioni vissute soggettivamente “male”, cioè con sofferenza, disagio, inibizione. Si tratta di nodi problematici cronicizzati, nuclei conflittuali incistati riguardanti la vita affettiva e relazionale, la famiglia, la dimensione lavorativa e sociale. Vi è poi un tipo di “male” che si palesa non tanto come presenza invalidante e drammatica di sofferenza, cioè di sintomi psicopatologici e di tratti fortemente disfunzionali della personalità, ma come assenza di “senso”, di finalità, di pienezza dell’esperienza esistenziale. Vi è infine un tipo di “male” che in terapia non combattiamo, in quanto “non viene per nuocere”. È quella parte di “Ombra” che c’è in tutti noi. Accettarne l’esistenza sfuggendo alla tentazione di negarlo, di rimuoverlo, di proiettarlo su chi ci sta intorno è obiettivo di ogni terapia. La nostra riflessione ci porta a considerare la possibilità di affrontare in una prospettiva simbolica, e quindi non solo pragmatica, le esperienze della vita e fra queste quelle dolorose come le malattie, le perdite, le ingiustizie subite. In senso più ampio l’esperienza del “male” deve essere affrontata integrandola in un processo di espansione della coscienza. Senza prospettiva simbolica, la lotta fra il bene e il male, la intenzionalità protesa al bene, la possibilità di riparare (essenza dell’azione terapeutica) rischiano di collassare sotto l’impatto troppo realistico, concreto, materiale del male.
L'armonia nel dolore
Ecobiopsicologia e antropologia della sofferenza
Giorgio Cavallari
,
Mara Breno
e altri
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 250
È vano il più delle volte pensare di potere semplicemente fuggire dal dolore, perché rimuoverlo, dissociarlo, o negarlo correndo come molti fanno oggi verso stili di vita maniacalmente eccitati e narcisisticamente esaltati ha risultati fatalmente “patologici”. Davanti al dolore è però anche eticamente inaccettabile la resa nichilistica, quella di chi getta la spugna, e anche l’insidioso ingaggio masochistico, che porta troppe persone a negare, vittime di un perverso complesso eroico, l’esistenza di una sana accettazione del limite che spinge a dire “basta” di fronte a un dolore intollerabile. In questo libro suggeriamo una strada, una visione umanizzata del dolore, non certamente una risposta definitiva ma l’inizio di un percorso dove la speranza si possa collegare con il realisticamente possibile, e dove il prendersi cura del dolore non significhi solo lenirlo o recuperare funzioni compromesse, ma anche darvi un senso, cogliervi una possibile lettura simbolica. Il lettore attento troverà in questo testo una “concorde discordia”, o una “discorde concordia”, fra le riflessioni contenute nel capitolo che affronta il tema del dolore in chiave antropologica e quelle dei lavori che nascono dall’humus della pratica clinica. Tensione inevitabile fra chi lavora e studia “osservando” sul campo, in chiave antropologica e sociologica, l’uomo e la sua vita, e chi invece “si china”, appunto clinicamente, sulla concretezza dell’uomo che soffre. Entrambi sono portatori di due preziosi frutti dell’evoluzione umana. Si tratta di due universali, presenti in tutte le culture. Per noi che siamo cresciuti nella cultura occidentale i termini a noi più familiari che meglio li esprimono, pur senza esaurirne la portata, sono Logos e Pietas. Sia Logos che Pietas sono necessari per trattare il dolore, nessuna medicina, nessuna psicoterapia, nessuna “cura” può farne meno. Questo testo li chiama a lasciare i territori a loro più familiari, per incontrarsi in una terra che non è di nessuno, ma dell’uomo. (dall’Introduzione di Giorgio Cavallari)
Gemelli. Nascere in due: mito, letteratura, cinema e clinica junghiana
Francesca Delucchi , Laura Vanzulli
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 196
Mitologia e leggende si presentano per prime alla nostra mente quando si ha a che fare con i gemelli, segnalandoci così che la nostra reazione rientra nella reazione collettiva che da sempre e presso tutti i popoli si verifica in presenza dell’evento straordinario di una nascita gemellare. Siamo in presenza di un tema archetipico, che in qualche modo ci tocca profondamente. Oggi i bambini gemelli sono più che mai al centro dell’attenzione in quanto rappresentano un fenomeno in crescita: la loro percentuale è pratica mente raddoppiata negli ultimi vent’anni in quasi tutti i paesi occidentali nei quali si è assistito all’aumento dell’età materna e di conseguenza alle terapie per la fertilità. I gemelli sono considerati un potente strumento di indagine in epidemiologia genetica per lo studio dell’interazione tra fattori genetici e ambientali nello sviluppo di patologie o di altre caratteristiche fisiche e psicologiche individuali. Le recentissime acquisizioni in epigenetica sono destinate a entrare nella controversia tra geni e ambiente in modo ancora più sottile per andare a definire il verificarsi delle caratteristiche individuali di ogni essere umano. Allo stesso modo la Psicologia Analitica può aiutarci a sostenere che i gemelli non devono né possono fermarsi a questa visione dicotomica, perché rischierebbero di rimanere intrappolati comunque nell’opposizione (sempre sterile) tra geni e ambiente, ma hanno la possibilità, pur paradossale, e anche il dovere di dimostrare, proprio loro, la forza del principio di individuazione.
Psicopatologia post-umana?
Chiaroscuri della psiche contemporanea
Nicolò Doveri
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 184
La psiche post-moderna e le sue declinazioni psicopatologiche sono al centro del dibattito scientifico attuale. La diffusione globale della tecnica, nelle forme avanzate delle tecnologie digitali e robotiche, costringe gli esperti del “fattore umano” ad interrogarsi sulle mutazioni della vita psichica che questi fenomeni potrebbero indurre e consolidare. Da una parte, la tecnica è vissuta come un male necessario di cui si dovrebbe fare uso oculato e, se possibile, limitato. Dall’altra, essa diviene essenza stessa dell’esistere umano e pre-requisito delle logiche progressive di adattamento al mondo e alla sua crescente complessità. Nella psicologia contemporanea si osserva un progressivo scivolamento della nozione di psiche dalla sua originaria identità con il concetto di anima, quale substrato interiore che fa di ogni essere umano un individuo a sé stante e lo fonda nella propria soggettività, verso l’assimilazione logica ai modelli dell’intelligenza artificiale e l’incorporazione pratica nell’ordine funzionale delle macchine cognitive. La psicopatologia continua il suo cammino di trasformazione ma sembra smarrire la sua originaria valenza individuativa. La neuro-tecnica simula e rappresenta sempre più il funzionamento del cervello/mente attraverso immagini digitali e, ciò facendo, ne dissolve il mistero spirituale e le specificità storico-culturali. Il declino della nozione di psiche può pertanto essere percepito come una perdita irreparabile a danno dell’integrità della natura umana oppure figurare come auspicabile superamento di retoriche ormai prive di contenuto, che lasciano spazio ad approcci psicologici più efficaci ed efficienti.
Il gioco della sabbia nella terapia con i bambini
La pazienza dello sguardo
Iolanda Stocchi
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 232
"Perché un libro sul Gioco della Sabbia con i bambini? Perché tutti noi, in qualche modo, ci portiamo dentro un bambino che è
Clinica junghiana. Jung e junghiani nella pratica terapeutica
Mia Wuehl
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 205
L’opera di Jung è stata spesso vista come una teoria generale della psiche più che un modello di immediato utilizzo clinico. Di conseguenza lo junghismo è stato posto ai margini dei dibattiti sulla clinica e sulla ricerca. Tutto ciò è potuto avvenire perché gli junghiani hanno totalmente rimosso il primo Jung, quello che è più vicino alla tematica clinica. Se si vuole tentare seriamente di reinserire lo junghismo nel dibattito clinico moderno è questo Jung che bisogna sviluppare. La pratica dell’approccio al paziente proposta da Jung ha sicuramente rivoluzio- nato il modo di intendere i quadri psicopatologici che precedentemente erano rigidi e privi di prospettive di sviluppo terapeutico e ha precorso la legge 180, che prevede l’attuazione di una psichiatria antropologica di natura integrata.Questo testo intende fornire uno strumento utile per un approccio rivolto alla clinica junghiana così come ci è stata proposta da Jung.Esso accosta tematiche cliniche scritte dallo stesso Jung, presenti nelle sue Opere, a testi di autori junghiani contemporanei.Il testo è completato da una bibliografia ragionata relativa a ciascuno degli argomenti trattati.
Uscire dalle dipendenze
TESTIMONIANZE DI RECUPERO DA ALCOL E DROGA
Mary Addenbrooke
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 310
Esiste un'identità Junghiana?
JUNG TRA MOLTEPLICITA' E UNITARIETA'
Ottavio Mariani
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 210
Figure della passione
TRA LETERATURA E PSICOANALISI
Elisabetta Baldisserotto
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 203
Rispecchiamenti dell'anima. Proiezione e raccoglimento interno nella psicologia di C. G. Jung
Marie-Louise von Franz
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 288
"Jung definì la proiezione come un trasferimento inconscio, cioè inconsapevole e non intenzionale, di elementi psichici soggettivi su un oggetto esterno. L'individuo vede in questo oggetto qualcosa che non c'è, o c'è solo in piccola parte. Talvolta nell.oggetto non è presente nulla di ciò che viene proiettato (...). Non sono soltanto le qualità negative di una persona a essere proiettate all'esterno in questo modo, ma in uguale misura anche quelle positive. La proiezione di queste ultime genera una valutazione e ammirazione eccessive, illusorie e inadeguate dell'oggetto. L'introspezione nelle proprie proiezioni d'Ombra implica in primo luogo una umiltà morale e una intensa sofferenza. Invece l'introspezione nelle forme di proiezione dell'Animus e dell'Anima richiede, più che umiltà, soprattutto riflessione, nel senso di saggezza e umanità. Infatti quelle figure intendono sedurci e allontanarci dalla realtà, assorbendoci e conquistandoci. Chi non si impegna in questo non ha vissuto. Chi vi si perde non ha compreso nulla." Marie-Louise von Franz
Jung e il postmoderno. L'interpretazione della realtà
Christopher Hauke
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 464
Gli scritti psicologici di Jung e dei post-junghiani vengono troppo spesso ignorati perché considerati anacronistici, arcaici e mistici. In Jung e il postmoderno, Hauke contesta tutto ciò, affermando che la psicologia junghiana ora è più importante che mai, non solo perché può essere una risposta alla modernità, ma può fornire una critica ai valori della modernità e dell'Illuminismo, in linea con la critica postmoderna alla cultura contemporanea. Dopo avere introdotto gli junghiani ai temi postmoderni presenti in Jameson, Baudrillard, Jencks e Foucault, l'autore introduce i postmoderni alla critica culturale di Jung e ai dibattiti post-junghiani su rappresentazione, individuazione, coscienza, e sulle alternative al razionalismo illuministico. L'autore propone anche un approccio del tutto nuovo ad argomenti quali l'isteria e il corpo, Jung e Nietzsche, l'architettura e l'affetto, la "morte" del soggetto, la scienza postmoderna e la sincronicità, nonché alla psicosi e ai "razionalismi" alternativi. Jung e il postmoderno è una lettura importante per chiunque sia interessato alla cultura contemporanea, non soltanto per gli junghiani e per altri psicoterapeuti desiderosi di esplorare l'importanza sociale della loro disciplina, ma per chiunque si interroghi su dove stiamo andando in questi tempi postmoderni.
All'incrocio per la vita
Una relazione terapeutica
Paola Terrile
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 220
Isteria e pensiero teatrante. Una lettura junghiana dell'isteria maschile/femminile
Bruno Meroni
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 208
Da tempo tra gli psicoanalisti è in atto un ritorno di interesse nei confronti dell'isteria e delle sue polimorfe manifestazioni. Appare evidente che, incurante della maggiore o minore attenzione che le si dedica, e delle relative varianti classificatorie, la presenza dell'isteria affiora continuamente nel disagio psichico di persone che chiedono aiuto all'analisi. Un approccio junghiano offre al modo di considerarla e renderla vivibile una visuale innovativa. In accordo con la concezione che Jung ha dell'inconscio, l'essenza dell'isteria - naturalmente dionisiaca prima che alienante e patologica - può essere considerata alla stregua di un meccanismo di difesa dell'Io, indipendentemente da sesso o genere; non va dimenticato che secondo Glen O. Gabbard certi clinici ancora usano l'espressione "maschio isterico" come un ossimoro. Nella valutazione junghiana il mito di Dioniso, con le molte derive simboliche in cui è tutt'oggi rintracciabile (si pensi ai rave party), può offrire una preziosa guida alla comprensione e alla cura della patologia isterica. Dioniso, il più psichiatrico degli dei greci, è il grande conciliatore degli opposti, è l'equilibratore degli scompensi provocati quando, per scelta o per necessità, diventiamo troppo unilaterali, troppo irrigiditi e sopraffatti dallo sforzo di dominare il contesto. Assieme alla riproposta del dionisiaco, queste pagine presentano un apporto inedito per la comprensione dell'isteria.
La vita logica dell'anima. Verso una nozione rigorosa di psicologia
Wolfgang Giegerich
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 496
Indice: Prefazione. 1. "Vietato l'ingresso!" L'accesso alla psicologia e lo stile del discorso psicologico. 2. Perché Jung? 3. Jung: il radicamento nella Nozione. 4. Junghiani: immunità alla Nozione. L'eredità persa. 5. La psicologia archetipica, ovvero: critica all'approccio immaginale. 6. Atteone e Artemide: la rappresentazione figurativa della Nozione e l'interpretazione (psico-)logica del mito. 7. Questioni conclusive. Bibliografia.
Resilienza. Il pozzo dei desideri
Gabriella Ferraro Bologna
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 184
Fra Cristo e il sé. Saggi di psicologia analitica e cristianesimo
a cura di G. Kaufman
editore: La Biblioteca di Vivarium
pagine: 296
Indice: Prefazione. 1. Jung e il misticismo (Franco Michelini Tocci); 2. L'annunciazione come simbolo dell'individuazione psichica (Letizia Oddo); 3. Prendersi cura dell'Altro. Analisi di due pericopi neotestamentarie (Giuseppe Vadalà); 4. L'epoca dello spirito in Gioacchino da Fiore nell'interpretazione di C. G. Jung (Romano Màdera); 5. La trinità. Riflessioni su un archetipo respinto (Dario Squilloni); 6. Jung su Cristianesimo e individuazione. "Risposta a Giobbe" e "Saggio di interpretazione psicologica del dogma della trinità" (Gianni Kaufman); Gli autori. Gianni Kaufman è analista con funzioni di seconda analisi e supervisione e docente del C.I.P.A., Centro Italiano di Psicologia Analitica. Ha pubblicato articoli su La Pratica Analitica e Immediati Dintorni. È giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano.
