Viella: Italia comunale e signorile
Tutti i libri della collana Italia comunale e signorile
Reti italiche. Spazi e relazioni politiche da Roma alle Alpi nei tempi di Dante (1260-1330)
a cura di
A. Zorzi
,
E. Faini
P. Terenzi
e altri
editore: Viella
pagine: 396
Questo volume offre una prospettiva inedita nello studio dell'Italia politica all'epoca di Dante Alighieri che supera le indag
Italica gens. Memoria e immaginario politico dei cavalieri cittadini (secoli XII-XIII)
Enrico Faini
editore: Viella
pagine: 232
Perché gli intellettuali dell'età comunale cominciarono a scrivere la storia della propria città? Forse anche per insegnare ai
L'ordine della città. Controllo del territorio e repressione del crimine nell'Italia comunale (secoli XIII-XIV)
Paolo Grillo
editore: Viella
pagine: 148
La pattuglia di guardie che alla luce di una lanterna controlla di notte le strade delle città è un'immagine frequente nella n
Cittadinanza e mestieri. Radicamento urbano e integrazione nelle città basso medievali (secolo XIII-XVI)
a cura di B. Del Bo
editore: Viella
pagine: 411
Di gruppi numerosi e di singoli, interna ed esterna, a lungo e a medio raggio, temporanea, stagionale o definitiva, l'immigrazione ha connotato nel passato e ancora connota la storia e la cultura italiana. Nel Basso Medioevo, la categoria "straniero" comprendeva gran parte degli "altri", giacché ogni città costituiva un'entità politica autonoma, nonostante i tentativi di unificazione dei territori e di parificazione giuridica dei "sudditi", perseguiti con maggiore o minore abilità dai signori. Stranieri erano dunque tutti coloro che abitavano in una città diversa dalla propria. In questo volume si studiano la cittadinanza e i mestieri come strumenti del radicamento dei forestieri, nel tentativo di comprendere se e quanto abbiano contribuito alla loro integrazione. Rintracciare le modalità di inserimento degli immigrati nel tessuto politico, sociale ed economico costituisce una chiave di lettura peculiare, utile a meglio comprendere il complesso fenomeno dell'emigrazione.
Milano guelfa (1302-1310)
Paolo Grillo
editore: Viella
pagine: 265
Il volume analizza la vita politica, istituzionale e sociale di Milano nell'arco di un decennio, dal giugno del 1302 al gennaio del 1311, quando in città, allontanati Matteo Visconti e i suoi principali seguaci, dominarono i popolari e la famiglia della Torre, che aderirono con decisione allo schieramento guelfo "radicale", allora capeggiato dai "neri" fiorentini. Si tratta di un arco di tempo limitato ma di grande interesse: Milano per alcuni anni propose un atteggiamento politico innovativo e differente da quello che avrebbe poi caratterizzato il successivo regime dei Visconti. Infatti il comune di popolo rinato nel 1302 puntò con decisione non alla creazione di un'area di dominio regionale, ma all'inserimento della città in una solida e vasta rete di alleanze che coinvolgeva tutta la penisola, che portò a un periodo di pace quasi decennale e permise una momentanea ma rigogliosa fioritura della vita economica. Il progetto fallì a causa delle ambizioni egemoniche di Guido della Torre, che fra il 1307 e il 1308, sfruttando la sua rete di clientele, prese il potere creando una signoria personale. Quando scese in Italia l'imperatore Enrico VII la popolazione, esasperata, gli aprì le porte, permettendo anche il ritorno dei Visconti. Fallì così anche la possibilità di creare un'"Italia guelfa", basata sull'asse Napoli-Firenze-Milano-Padova, che avrebbe potuto dare una dimensione nazionale alla politica e all'economia italiana fin dal Trecento.
