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Perché pensiamo quello che pensiamo. Anatomia delle opinioni

Consulta il libro - Perché pensiamo quello che pensiamo. Anatomia delle opinioni

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Perché pensiamo quello che pensiamo. Anatomia delle opinioni
Titolo Perché pensiamo quello che pensiamo. Anatomia delle opinioni
Autore
Traduttore
argomento
Collana Saggi
Editore Corbaccio
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 336
Pubblicazione 2026
ISBN 9791259923615
Carta del docente Carta Cultura Giovani Carta della Cultura Acquistabile con Carta del docente, Carta Cultura Giovani o Carta della Cultura
 
Disponibile dal 28-08-2026
21,00 €

 
Credi di aver scelto le tue opinioni? Ti sbagli. Le hanno scelte per te il clima in cui vivi, la geologia del suolo su cui abiti, il funzionamento della tua amigdala, il tuo DNA, i condizionamenti sociali dell'ambiente in cui sei cresciuto... Turi Munthe parte da una domanda apparentemente semplice: «Perché pensiamo quello che pensiamo?» e la trasforma in un'indagine radicale sulle forze invisibili che plasmano le nostre convinzioni. Attingendo alle ricerche più recenti in neuroscienze, psicologia e biologia evolutiva, dimostra che dietro a ogni nostra posizione politica agiscono meccanismi che nulla hanno a che fare con una scelta consapevole. E gli esempi di cui è ricco il libro sono tanto più sorprendenti quanto più sono convincenti, al punto che verrebbe spontaneo chiedersi: «Se siamo biologicamente predisposti ad avere un'opinione politica, a essere di destra o di sinistra, progressisti, moderati, conservatori... allora a che cosa serve il dibattito?» Ma qui l'autore di questo libro affascinante e provocatorio capovolge il problema: se le differenze politiche derivano dal patrimonio genetico e dall'ambiente circostante, e sono pertanto radicate nell'evoluzione, allora il disaccordo non è un fallimento della ragione, ma il suo meccanismo evolutivo più potente. Ragionare è un'attività interattiva: diventiamo più intelligenti solo attraverso il confronto con chi la pensa diversamente. L'avversario politico non è un nemico, ma un soggetto senza il quale la democrazia smette di funzionare e senza il quale la nostra intelligenza non può dispiegarsi in piena libertà. Perché pensiamo quello che pensiamo è un atto di fede nel potere trasformativo del confronto, e un invito a difendere gli spazi in cui quel confronto può ancora avvenire.
 

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