Ogni cultura, mentre ordina il mondo, prevede e organizza occasioni per varcare in sicurezza la soglia della coscienza e accedere a quel che di misterioso, primordiale, e anche caotico nella vita ordinaria non si manifesta. Oltrepassare il campo della ragione che nomina e separa, superarne le difese consuete, consente infatti di sperimentare quello stato di interezza che secondo molte culture nutre e rigenera l'umano. A condizione però di saper tornare al di qua della soglia per integrare l'incolto nel colto, le ombre nella luce, il caos nell'ordine di una espressione umana, comprensibile e condivisibile.
Questa è la funzione dei dispositivi (riti, culti, altri allestimenti sapienti) che da sempre aprono a stati non ordinari di coscienza: offrire occasioni di negoziazione con le cose nascoste, di conoscenza, di espansione e in definitiva di salute. Ma cosa resta di questi dispositivi nel mondo desacralizzato e unilaterale nel quale, oggi e qui, evolviamo?
