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Con-dividuo. Cellule e genomi XVII corso. I corsi dell'Open Lab

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Titolo Con-dividuo. Cellule e genomi XVII corso. I corsi dell'Open Lab
Autori ,
argomento
Collana Studia ghisleriana
Editore Ibis
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 234
Pubblicazione 2019
ISBN 9788871646183
Carta del docente Carta Cultura Giovani Carta della Cultura Acquistabile con Carta del docente, Carta Cultura Giovani o Carta della Cultura
 
12,00 € 11,40 € (-5%)

 
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Questo volume nasce dall'idea di Manuela Monti di discutere di CON-dividuo a Mechrí / Laboratorio di filosofia e cultura, curato da Florinda Cambria e chiude un'ideale trilogia iniziata con "No razza, sì cittadinanza" (2017) e "Migrazioni" (2018) presentando le ragioni del CON-declinate in tanti lemmi, tutti basati sull'ineludibile riflessione della necessità del riconoscimento dell'Altro per quello che è e non per quello che vorremmo fosse. I conflitti nascono dal misconosci-mento, che si configura come il primo passo per la negazione dell'Altro. Solo il riconoscimento e l'inclusione di tutti assicura le condizioni per vivere nella società complessa. Dobbiamo dunque liberare dal fascino dell'ignoranza, creata dalla pervasività delle comunicazioni e delle immagini, i tanti "pollicini" che con posting, liking, retweeting tengono in mano il mondo e far loro capire "cosa è umano", far chiaro che è un dovere morale l'accoglienza dell'Altro, del migrante (non è solo un vantaggio biologico ed economico). Ogni uomo viene al mondo solo perché qualcuno ce lo ha messo, la vita si dà nell'incontro con qualcuno, qualche cosa, un evento; ciò che dà fondamento all'umano è la relazione, la comunità, il collettivo; l'uomo vive perché qualcuno l'accoglie e prende posizione in una architettura esistenziale dalla quale non può prescindere: "gli Altri ci sono sempre qui con-" (Martin Heidegger, Sein und Zeit, 1927). Umberto Eco ricordava che nessun fondamentalismo o razzismo o nazionalismo riesce a fermare la Storia: "È esistito un patrizio romano che non riusciva a sopportare che diventassero cives romani anche i galli, o i sarmati, o gli ebrei come san Paolo, e che potesse salire al soglio imperiale un africano, come è infine accaduto. Di questo patrizio ci siamo dimenticati, è stato sconfitto dalla storia. La civiltà romana era una civiltà di meticci. I razzisti diranno che è per questo che si è dissolta, ma ci sono voluti cinquecento anni, e mi pare uno spazio di tempo che consente anche a noi di fare progetti per il futuro".
 

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