In questo numero sono pubblicati cinque lavori molto diversi tra loro nell’approccio a temi a loro volta differenti e che attengono a molteplici aree di interesse psicoanalitico.
Il primo contributo, a cura di Bezoari e di un gruppo di colleghi di Pavia, intitolato «Cos’è accaduto al controtransfert nel pensiero di Bion? Un’indagine sui suoi scritti e qualche ipotesi», riprende il tema già trattato nella Rivista in un Focus della ricerca sul controtransfert, approfondendo il modo in cui Bion l’ha concepito. Emerge, in un’analisi attenta delle citazioni in cui il termine controtransfert appare nella sua opera, una visione che da un lato si ispira a una concezione, per così dire “tradizionale”, riconducibile all’uso che ne fanno Freud e la Klein, dall’altro sembra che, cogliendo i limiti del concetto stesso, Bion ponga le basi per un ampliamento concettuale come premessa a una teoria del campo psicoanalitico (Ferro, Basile, 2011).
Il lavoro di Angelo Macchia, dal titolo «Umori, affetti, pensieri, essenze. Tra conoscere e divenire», approfondisce, nel contesto di una concezione ispirata all’ottica bioniana, reinterpretata attraverso riferimenti a Ogden e alla teoria del campo, un caso clinico molto significativo che descrive l’evolversi di una paziente nella relazione analitica. Questo avviene nell’esercitare da parte dell’analista la capacità di sentire e sperimentare sensorialmente alcuni elementi non verbali della paziente, restituendole una inedita possibilità di dare spazio ad aspetti di Sé non vissuti e bloccati da esperienze traumatiche pregresse.
Lo scritto di Roberto Contardi si intitola: «Il sessuale: “questioni di vita e di morte per la psicoanalisi”. La deriva interpretativa di Jung quale paradigma ripetitivo del respingimento teorico dell’inconscio». Già il titolo ci dice molto su un lavoro rigoroso e attento, caratterizzato da un forte un impianto storico-teorico, sul modo in cui non solo Jung ma molti modelli psicoanalitici postfreudiani avrebbero messo in discussione la teoria della psicosessualità. È un tema che sicuramente apre una complessa discussione, soprattutto per quanto riguarda la tesi dell’autore, che tende a individuare una finalità comune, relativa al superamento della centralità del sessuale in psicoanalisi, mettendo a confronto paradigmi psicoanalitici di fatto non proprio assimilabili alle tesi junghiane.
Lucia Fattori e Gabriella Vandi propongono un lavoro dal titolo «Freud e la mistica a partire dal sentimento oceanico». Entriamo, con la riflessione delle autrici, nel campo del rapporto della psicoanalisi con l’esperienza mistica. Si tratta di un’analisi ampia e argomentata della relazione di Freud con il misticismo a partire dal noto scambio con Romain Rolland e con il riconoscimento da parte di Freud di avere difficoltà nell’entrare in relazione con quel tipo di esperienza che non coincide necessariamente con l’istituzione religiosa. Attraverso un’analisi del pensiero e dei contributi di autori diversi come Fachinelli, Lacan, Kohut e altri, le autrici presentano un’ottica più ampia che include nel campo psicoanalitico il sentimento oceanico, come declinazione del materno attinente alla dimensione di quello che Bion definirebbe il fattore F come Fede.
In ultimo Malde Vigneri, nel suo lavoro «Il sesso in transito. Storia di un’avventura scientifica», dopo avere trattato il tema dell’identità di genere e della transizione, articolandolo all’interno di una visione ispirata sul piano clinico sugli assunti di base della teoria psicosessuale e della metapsicologia freudiana, racconta un suo cambiamento di prospettiva in merito alle manifestazioni delle neo-sessualità. Cambiamento avvenuto in seguito a un’esperienza molto significativa. Nel corso di una collaborazione con il Servizio ambulatoriale universitario di Palermo, che si occupa dei giovani in transizione di genere, l’autrice entra in contatto con le storie cliniche e personali di giovani, che stanno vivendo fasi diverse della transizione, apprezzando la ricerca da parte di questi giovani, sofferenti di incongruenza di genere, di un modo di affrontare la loro sofferenza aspirando al riconoscimento della nuova identità.
Come dicevo prima si colgono approcci diversi nell’analisi dei lavori proposti dai soci in relazione a temi centrali per la clinica e la teoria psicoanalitica. Contardi ad esempio declina il sessuale descrivendo un contesto che implica una critica alla teoria gender, mentre Vigneri segnala uno stretto rapporto tra l’elemento identitario e la dinamica psicosessuale. Macchia, Bezoari et al., Fattori e Vandi dirigono l’attenzione verso aspetti diversi della clinica, dei concetti di base della relazione analitica, di tematiche più generali come il misticismo. La Rivista si presenta, perciò, come uno spazio di dialogo e confronto tra modelli, pensieri e visioni psicoanalitiche nel solco della tradizione freudiana e postfreudiana. In questo si costituisce come antagonista all’attuale tendenza alla polarizzazione e allo scontro identitario, che caratterizza il mondo contemporaneo a vari livelli, a partire da quelli politici più generali fino ai contesti di comunicazione più ordinari, che ritroviamo in un uso distorto dei social e di un certo genere di spazi di “condivisione”, che divengono arene dove prevale lo scontro e la tendenza alla semplificazione e alla riduzione della complessità.
Nell’attuale numero, inoltre, sono pubblicati tre importanti focus: il primo riporta alcuni lavori che approfondiscono il tema della trasmissione della psicoanalisi, il secondo riunisce tre contributi che pongono in relazione il mito e la tragedia alla realtà psichica e al ruolo delle passioni, mentre il terzo riporta contributi che approfondiscono il rapporto della psicoanalisi con l’Università e la ricerca.
Il primo contributo, a cura di Bezoari e di un gruppo di colleghi di Pavia, intitolato «Cos’è accaduto al controtransfert nel pensiero di Bion? Un’indagine sui suoi scritti e qualche ipotesi», riprende il tema già trattato nella Rivista in un Focus della ricerca sul controtransfert, approfondendo il modo in cui Bion l’ha concepito. Emerge, in un’analisi attenta delle citazioni in cui il termine controtransfert appare nella sua opera, una visione che da un lato si ispira a una concezione, per così dire “tradizionale”, riconducibile all’uso che ne fanno Freud e la Klein, dall’altro sembra che, cogliendo i limiti del concetto stesso, Bion ponga le basi per un ampliamento concettuale come premessa a una teoria del campo psicoanalitico (Ferro, Basile, 2011).
Il lavoro di Angelo Macchia, dal titolo «Umori, affetti, pensieri, essenze. Tra conoscere e divenire», approfondisce, nel contesto di una concezione ispirata all’ottica bioniana, reinterpretata attraverso riferimenti a Ogden e alla teoria del campo, un caso clinico molto significativo che descrive l’evolversi di una paziente nella relazione analitica. Questo avviene nell’esercitare da parte dell’analista la capacità di sentire e sperimentare sensorialmente alcuni elementi non verbali della paziente, restituendole una inedita possibilità di dare spazio ad aspetti di Sé non vissuti e bloccati da esperienze traumatiche pregresse.
Lo scritto di Roberto Contardi si intitola: «Il sessuale: “questioni di vita e di morte per la psicoanalisi”. La deriva interpretativa di Jung quale paradigma ripetitivo del respingimento teorico dell’inconscio». Già il titolo ci dice molto su un lavoro rigoroso e attento, caratterizzato da un forte un impianto storico-teorico, sul modo in cui non solo Jung ma molti modelli psicoanalitici postfreudiani avrebbero messo in discussione la teoria della psicosessualità. È un tema che sicuramente apre una complessa discussione, soprattutto per quanto riguarda la tesi dell’autore, che tende a individuare una finalità comune, relativa al superamento della centralità del sessuale in psicoanalisi, mettendo a confronto paradigmi psicoanalitici di fatto non proprio assimilabili alle tesi junghiane.
Lucia Fattori e Gabriella Vandi propongono un lavoro dal titolo «Freud e la mistica a partire dal sentimento oceanico». Entriamo, con la riflessione delle autrici, nel campo del rapporto della psicoanalisi con l’esperienza mistica. Si tratta di un’analisi ampia e argomentata della relazione di Freud con il misticismo a partire dal noto scambio con Romain Rolland e con il riconoscimento da parte di Freud di avere difficoltà nell’entrare in relazione con quel tipo di esperienza che non coincide necessariamente con l’istituzione religiosa. Attraverso un’analisi del pensiero e dei contributi di autori diversi come Fachinelli, Lacan, Kohut e altri, le autrici presentano un’ottica più ampia che include nel campo psicoanalitico il sentimento oceanico, come declinazione del materno attinente alla dimensione di quello che Bion definirebbe il fattore F come Fede.
In ultimo Malde Vigneri, nel suo lavoro «Il sesso in transito. Storia di un’avventura scientifica», dopo avere trattato il tema dell’identità di genere e della transizione, articolandolo all’interno di una visione ispirata sul piano clinico sugli assunti di base della teoria psicosessuale e della metapsicologia freudiana, racconta un suo cambiamento di prospettiva in merito alle manifestazioni delle neo-sessualità. Cambiamento avvenuto in seguito a un’esperienza molto significativa. Nel corso di una collaborazione con il Servizio ambulatoriale universitario di Palermo, che si occupa dei giovani in transizione di genere, l’autrice entra in contatto con le storie cliniche e personali di giovani, che stanno vivendo fasi diverse della transizione, apprezzando la ricerca da parte di questi giovani, sofferenti di incongruenza di genere, di un modo di affrontare la loro sofferenza aspirando al riconoscimento della nuova identità.
Come dicevo prima si colgono approcci diversi nell’analisi dei lavori proposti dai soci in relazione a temi centrali per la clinica e la teoria psicoanalitica. Contardi ad esempio declina il sessuale descrivendo un contesto che implica una critica alla teoria gender, mentre Vigneri segnala uno stretto rapporto tra l’elemento identitario e la dinamica psicosessuale. Macchia, Bezoari et al., Fattori e Vandi dirigono l’attenzione verso aspetti diversi della clinica, dei concetti di base della relazione analitica, di tematiche più generali come il misticismo. La Rivista si presenta, perciò, come uno spazio di dialogo e confronto tra modelli, pensieri e visioni psicoanalitiche nel solco della tradizione freudiana e postfreudiana. In questo si costituisce come antagonista all’attuale tendenza alla polarizzazione e allo scontro identitario, che caratterizza il mondo contemporaneo a vari livelli, a partire da quelli politici più generali fino ai contesti di comunicazione più ordinari, che ritroviamo in un uso distorto dei social e di un certo genere di spazi di “condivisione”, che divengono arene dove prevale lo scontro e la tendenza alla semplificazione e alla riduzione della complessità.
Nell’attuale numero, inoltre, sono pubblicati tre importanti focus: il primo riporta alcuni lavori che approfondiscono il tema della trasmissione della psicoanalisi, il secondo riunisce tre contributi che pongono in relazione il mito e la tragedia alla realtà psichica e al ruolo delle passioni, mentre il terzo riporta contributi che approfondiscono il rapporto della psicoanalisi con l’Università e la ricerca.
Indice testuale
Editoriale
di Alfredo Lombardozzi
Cos’è accaduto al controtransfert nel pensiero di Bion? Un’indagine sui suoi scritti e qualche ipotesi
di Michele Bezoari, Vanna Berlincioni, Maurizio Collovà, Fulvio Mazzacane, Fabrizio Pavone, Luca Trabucco
Umori, affetti, pensieri, essenze. Tra conoscere e divenire
di Angelo Macchia
Il Sessuale: «questione di vita o di morte per la psicoanalisi». La deriva interpretativa di Jung quale paradigmatica ripetizione del respingimento teorico dell’Inconscio
di Roberto Contardi
di Alfredo Lombardozzi
Cos’è accaduto al controtransfert nel pensiero di Bion? Un’indagine sui suoi scritti e qualche ipotesi
di Michele Bezoari, Vanna Berlincioni, Maurizio Collovà, Fulvio Mazzacane, Fabrizio Pavone, Luca Trabucco
Umori, affetti, pensieri, essenze. Tra conoscere e divenire
di Angelo Macchia
Il Sessuale: «questione di vita o di morte per la psicoanalisi». La deriva interpretativa di Jung quale paradigmatica ripetizione del respingimento teorico dell’Inconscio
di Roberto Contardi
