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Costruire l'arte. Palazzo Fodri a Cremona e il suo fregio in cotto

Consulta il libro - Costruire l'arte. Palazzo Fodri a Cremona e il suo fregio in cotto

Titolo Costruire l'arte. Palazzo Fodri a Cremona e il suo fregio in cotto
Autore
argomento
Collana Arti visive, architettura e urbanistica
Editore Gangemi Editore
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 224
Pubblicazione 2025
ISBN 9788849251272
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Palazzo Fodri - e il fregio figurato che ne scandisce la facciata - rispecchiano le metamorfosi del mito del Rinascimento. La dimora quattrocentesca, assorbita un secolo dopo dal monastero di Santa Maria di Valverde, riacquista una propria visibilità nell'ultima grande stagione di Cremona, l'Illuminismo, grazie a una delle riforme più coraggiose, la razionalizzazione dell'assistenza. Ad essa contribuisce la soppressione di conventi e monasteri e la loro ridestinazione ad usi collettivi, entro un processo gestito lucidamente dal colto patriziato locale: Giuseppe Picenardi e Antonio Cattaneo a questo miravano, assegnando il palazzo e la chiesa al Monte di Pietà ed il resto del monastero alla Casa d'Industria, sotto il controllo dell'architetto di comune fiducia, Faustino Rodi. Da metà Ottocento, il "Rinascimento lombardo" vive il passaggio da eredità intellettuale a modello letterale, la decorazione in cotto diviene campo di applicazione per l'"arte industriale" su cui tanto si contava per qualificare l'edilizia e gli oggetti d'uso, ma anche sostenere lo sviluppo economico. Infine negli anni Trenta, il restauro di palazzo Fodri, con le sue copie di busti e di modanature, chiude tardivamente un'epoca, pur limitando l'incolta invenzione del passato che segna quei decenni bui. In ombra è rimasto il modo in cui le immagini tanto ammirate si concretavano in manufatti che occorreva poi rifinire e proteggere, e nel tempo mantenere. L'arte non è sola espressione, ma costruzione, con le sue raffinatezze ed i suoi limiti: questa dimensione - di fonte e di testimonianza storica - si conserva nel mutare dei miti, evitando, anche a questa scala, ritorni a condizioni d'origine, o pro tempore giudicate ottimali, disperdendo cioè risorse molto scarse rispetto al patrimonio da salvaguardare.
 

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