Libri di A. Baldassarro
Biografia e opere di A. Baldassarro
La clinica del negativo. Narcisismo, distruttività e depressione
André Green
editore: Franco Angeli
pagine: 144
André Green, psichiatra e psicoanalista francese, è stata una delle figure più importanti del movimento psicoanalitico interna
La passione del negativo. Omaggio al pensiero di André Green
a cura di A. Baldassarro
editore: Franco Angeli
pagine: 138
Le ragioni di una riflessione sull'opera di André Green non solo sono dettate dalla necessità di rendere omaggio a uno dei mag
La clinica psicoanlitica contemporanea
André Green
editore: Raffaello Cortina Editore
pagine: 206
Mirando a rifondare teoricamente la clinica, André Green ritorna qui sugli assi principali della pratica psicoanalitica e rivi
La tentazione psicotica
Liliane Abensour
editore: Alpes Italia
pagine: 131
Come si può essere attirati da qualcosa che ciascuno teme: la via verso la psicosi? Tuttavia, può accadere che la violenza pulsionale oltrepassi i suoi limiti e la tentazione psicotica diviene allora una possibilità. Essa traduce allo stesso tempo l'eccesso e la mancanza, il caos e il vuoto, il fuori tempo e il fuori luogo. Come parlare allora di regressione quando la tentazione psicotica impone un faccia a faccia con l'enigma più radicale, quello di essere se stessi e di essere al mondo? L'autrice propone in questo testo una "passeggiata immaginaria" attraverso la sua esperienza clinica e la rilettura di alcuni testi-chiave per la comprensione del fenomeno psicotico.
Perché il male. La psicoanalisi e i processi distruttivi
A. Baldassarro
editore: Mimesis
pagine: 151
L'esistenza del male è una questione solo teologico-filosofica? Certamente essa pervade tutta la nostra cultura, che nella dicotomia bene-male ha forse trovato un suo fondamento, dando un ordine e un senso alle cose, ma alla domanda "Perché il male?" non si potrà mai dare una risposta certa, in quanto rinvia alla presenza di un fondo inesplicabile e perturbante dell'essere umano con il suo correlato di distruttività inestirpabile. La psicoanalisi ha a volte cercato di dare una risposta a questo interrogativo, non facendo ricorso a una supposta natura umana "buona" o "cattiva", ma cercando di individuare quelle categorie psichiche che potessero dare ragione di condizioni abitate da una sorta di forza "maligna" e refrattarie a ogni cambiamento, o dell'impossibilità di dare forma a qualcosa che non si lascia imbrigliare dal pensiero. Potremmo allora dire che il male ha a che fare con un'impossibilità a esercitare il pensiero, come assenza di pensiero o della capacità - squisitamente umana - di usare il pensiero per limitare l'esercizio della propria volontà di sopraffazione dell'altro. Oggi la questione torna più che mai attuale, con scenari collettivi sempre più sconvolti da guerre a volte neppure dichiarate o dall'odio verso l'altro. Gli psicoanalisti si interrogano allora sulla natura del male cercando di comprendere le sue fonti, le sue manifestazioni e i suoi "destini", interrogazione resa ancora più necessaria dal rinnovato dispiegarsi del "male" negli scenari geopolitici della contemporaneità. In questo volume si cercherà di evidenziare come alcune tematiche - la guerra, la violenza, il sacrificio, l'ideale di purezza, la cancellazione delle tracce dell'altro, l'imprescrittibilità del male, il disumano, l'eterno ritorno dell'oggetto cattivo - ci interrogano ancora una volta sul "perché il male è senza perché".
Freud e l'uomo ebreo
Émile H. Malet
editore: Editori Vari
pagine: 144
Émile H. Malet si interroga in questo volume sulle radici ebraiche del pensiero freudiano, e sulla costante preoccupazione di Freud di mettere la psicoanalisi al riparo da qualsiasi tentazione o contingenza religiosa. Freud non ha mai fatto mistero della sua ascendenza giudaica - utilissimo da questo punto di vista è il "Piccolo catalogo di citazioni a proposito di Freud e l'ebraismo" nella seconda parte del volume - non rinnegandola mai pur non essendo certo un devoto religioso e un praticante, ma definendosi piuttosto un "ateo", o un "agnostico". Il difficile compito del fondatore della psicoanalisi è stato infatti quello di elaborare una teoria del funzionamento psichico ed una pratica clinica che in diversi modi ereditavano un modo di pensare tipicamente ebraico, e allo stesso tempo di porla come un sistema universale, laico e non incline a compromessi.
