Libri di V. Terraroli
Biografia e opere di V. Terraroli
Il Vittoriale degli Italiani di Gabriele d'Annunzio nelle fotografie di Dante Bravo (1925-1931)
a cura di V. Terraroli
editore: Skira
pagine: 192
Tra il 1925 e il 1931 il fotografo Dante Bravo conduce, su commissione di Gabriele d'Annunzio, una serie di riprese fotografic
La Dea Roma e l'Altare della Patria. Angelo Zanelli e l'invenzione dei simboli dell'Italia unita
a cura di V. Terraroli
editore: Skira
pagine: 280
Subito dopo la morte di Vittorio Emanuele II, avvenuta il 9 gennaio 1878, egli fu salutato come il re galantuomo e il Padre de
Venezia è tutta d'oro. Tomaso Buzzi. Disegni «fantastici» 1948-1976. Ediz. italiana e inglese
a cura di V. Terraroli
editore: Skira
pagine: 96
Il catalogo presenta circa novanta disegni e acquerelli dell'architetto Tomaso Buzzi protagonista visionario di un "altro" Nov
Raffaello. Lettera a papa Leone X
V. Terraroli
editore: Skira
pagine: 48
La celebre lettera di Raffaello a papa Leone X sulla protezione e conservazione degli edifici antichi
Santa Marta. Dalla Provianda al Campus universitario
a cura di V. Terraroli
editore: Cierre edizioni
pagine: 192
L'apertura del Campus universitario in quel complesso architettonico di metà Ottocento conosciuto come Provianda di Santa Mart
Banco di Brescia. Il palazzo e la quadreria
a cura di V. Terraroli
editore: Skira
pagine: 160
Il volume illustra la sede dell'Istituto e le opere d'arte che la Banca San Paolo prima e il Banco di Brescia poi hanno costituito all'interno degli ambienti di uno dei più monumentali palazzi della città, quello dei conti Martinengo di Villachiara e Villagana. L'avvio della fabbrica di Palazzo Martinengo a Brescia si fa risalire all'inizio del 1600 a opera del conte Francesco. Nel tempo, la residenza fu dotata di una facciata monumentale, lungo il corso principale, per la quale risulta evidente il rimando agli esempi veneziani di Longhena, come Ca' Rezzonico, e di uno scalone, rivisitazione dello schema importato da Versailles e dalle corti austro-tedesche. Negli inizi del Novecento, il palazzo viene acquistato dalla Banca San Paolo per trasferirvi la propria sede dall'originaria in via Gabriele Rosa e quindi adattato all'utilizzo dell'attività creditizia per opera dell'architetto Egidio Dabbeni. I tragici bombardamenti che colpiranno Brescia nel corso del secondo conflitto mondiale causeranno gravi danni al palazzo, rendendo necessario un importante restauro. La ricostruzione si accompagnerà nei decenni successivi alla costituzione di una raccolta di dipinti adatta non solo a decorare nobilmente gli ambienti, ma con l'obiettivo di documentare e testimoniare la qualità e la ricchezza della pittura specialmente bresciana attraverso il tempo.
