Libri di V. Bettini
Biografia e opere di V. Bettini
Dal paesaggio alla civitas. Dall'ecologia del paesaggio alla pianificazione territoriale
a cura di V. Bettini
editore: Mimesis
pagine: 204
Il testo a cura di Virginio Bettini affronta i temi dell'ecologia del paesaggio e dell'ecologia urbana in rapporto ai cambiame
La via Francigena in Italia. Alla ricerca del paesaggio
a cura di
V. Bettini
,
L. Marotta
S. S. Tosi
e altri
editore: Ediciclo
pagine: 248
Dopo la riscoperta avvenuta negli anni Settanta del XX secolo, del Cammino di Santiago, ci si rese conto che anche in Italia esisteva un simile percorso di pellegrinaggio, la Via Francigena, via maestra che partiva da Canterbury per arrivare a Roma e che, in epoca medievale, era utilizzata da migliaia di pellegrini alla ricerca della redenzione dai peccati. Com'era accaduto per il cammino spagnolo, anche il percorso della Francigena giaceva quasi interamente sotto l'asfalto delle autostrade e delle statali che, col tempo, avevano ricalcato il tracciato di quelle che già erano state le strade principali del Medioevo e dell'età romana. L'interesse per la Via Francigena ha fatto nascere una rete di appassionati camminatori che hanno cercato di recuperare il tracciato originario. Gli studenti dell'Università di Architettura IUAV di Venezia, coadiuvati dai docenti Virginio Bettini, Leonardo Marotta, Sara Sofia Tosi e altri esperti hanno verificato le condizioni ambientali, paesistiche, religiose, culturali e antropologiche di questo Cammino adoperando da una parte l'analisi orientata delle scienze tradizionali, interpretate sulla base di una nuova disciplina come l'ecologia del paesaggio; dall'altra l'approccio situazionista del flàneur. Ne esce un libro che racconta e illustra lo stato dell'arte del famoso tracciato di pellegrinaggio che attraversa otto regioni italiane, dal passo del Gran San Bernardo a Roma.
Il nucleare impossibile. Perché non conviene tornare al nucleare
a cura di V. Bettini , G. Nebbia
editore: UTET
pagine: 267
"Il nucleare impossibile", illustra, attualizzandole, le ragioni per cui, negli anni Ottanta, l'Italia decise di uscire dal nucleare a seguito dell'incidente di Chernobyl, sottolineando in particolare: che il nucleare non è ad emissione zero e che, sulla base di tecniche di valutazione integrata risulta che il ciclo nucleare presenta fasi di lavorazione ad alta intensità di emissione di CO2 che il ricorso al nucleare non esaurisce la problematica della sicurezza degli approvvigionamenti energetici, sia in termini di continuità di forniture sia di disponibilità di fonti di energia; che la generazione di energia da fonte nucleare è ben lungi dall'essere economicamente conveniente; che a fronte del rilancio del nucleare resta irrisolto il problema dei residui radioattivi, del ritrattamento, del combustibile misto (MOX) e del rischio di proliferazione militare; che il programma nucleare italiano, in questo contesto, si rivela insensato per molte ragioni (carenze nella ricerca, carenze nel sistema industriale e tecnologico, sicurezza). L'esame della situazione a livello mondiale conferma tutti questi dubbi e punti critici. Un esempio specifico rappresenta l'approfondimento dell'operato della SOGIN (Società Gestione Impianti Nucleari). La SOGIN, nel suo comportamento, testimonia dell'impossibilità di un nucleare italiano accettabile da un punto di vista della credibilità scientifica, della valutazione ambientale e della sicurezza.
