Libri di D. Di Marco
Biografia e opere di D. Di Marco
Restano solo sessanta raccolti. Come raggiungere un futuro in armonia con la natura
Philip Lymbery
editore: Nutrimenti
pagine: 480
Una nuova, documentata ricerca in tutto il mondo che dimostra come l'agricoltura e l'allevamento industriale stanno mettendo a
I fratelli Wright
David McCullough
editore: Nutrimenti
pagine: 444
Nel 1903, due fratelli americani sono i protagonisti di un avvenimento epocale. Il 17 dicembre di quell'anno, il Flyer, la macchina ideata e costruita da Wilbur e Orville Wright, è il primo veicolo ad alzarsi in volo con un pilota a bordo, segnando l'atto di nascita dell'era dell'aviazione. Tutto era iniziato in una modesta casa del Midwest, priva di elettricità e acqua corrente, ma con una ricchissima biblioteca allestita negli anni dal vescovo Milton Wright, uomo di idee illuminate che tanta parte avrebbe avuto nella formazione dei suoi figli. Sorretti da determinazione e coraggio, da cultura e preparazione tecnica, in poco più di un decennio i Wright passano dall'essere due sconosciuti meccanici di biciclette dell'Ohio alla fama internazionale. Un percorso costellato di tappe fondamentali, come i primi esperimenti di volo sulle dune degli Outer Banks, il clamoroso successo di Wilbur in Francia, le esaltanti esibizioni di Orville a Washington. Questo libro racconta in maniera dettagliata l'incredibile storia dei fratelli Wright. Un immenso lavoro di ricerca sui diari, gli appunti, le testimonianze e le oltre mille lettere della corrispondenza familiare. Il cammino verso la gloria, ma anche la vita privata, da cui emerge il contributo essenziale e poco noto della sorella Katharine, insegnante di liceo, unica laureata della famiglia, instancabile sostenitrice delle imprese dei suoi due fratelli.
Il turco. La vita e l'epoca del famoso automa giocatore di scacchi del Diciottesimo secolo
Tom Standage
editore: Nutrimenti
pagine: 306
Per tre quarti di secolo, dal 1770, quando esordì al cospetto dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, fino all'incendio che lo ridusse in cenere a Filadelfia nel 1854, un automa in abito da turco sfidò in Europa e negli Stati Uniti tutti i maggiori scacchisti e i più influenti personaggi politici del tempo. Tra i suoi avversari si annoverano certamente Benjamin Franklin e Napoleone, altri aggiungono alla lista Federico il Grande, Caterina di Russia, Luigi XV, Giorgio III d'Inghilterra. Persino Ludwig van Beethoven incrociò la sua strada con quella del Turco. Ma l'automa sfidò soprattutto le menti analitiche che accorrevano alle sue esibizioni: dov'era il trucco? All'interno della cattedra che il Turco dominava come un profeta biblico, c'era forse nascosto, tra mille ingranaggi, un bambino sapiente? un nano esperto? un polacco ufficiale di cavalleria privo delle gambe? O l'automa veniva comandato da improbabili congegni magnetici? Tra i molti che scrissero di lui, suggerendo le più astruse soluzioni della truffa, vi fu, nel 1836, un giovane Edgar Allan Poe. L'articolo nel quale confutava la mera meccanicità del congegno e la determinante presenza dell'azione umana - Il giocatore di scacchi di Maelzel - è uno dei primi testi dati a stampa dallo scrittore americano. In quelle brevi pagine - che si possono leggere in appendice - Poe rimase stregato dallo sguardo che aveva gettato sull'abisso, scrutando il fondo oscuro dell'inganno e quello abbagliante della sua fascinazione.
